lunedì, giugno 09, 2008

Com'è dura (a volte) la vecchiaia...

Davvero curioso il battibecco tra Antonio Socci e Vasco Rossi (che vi consiglio di seguire sul sito di Socci). A me piaceva tanto "Alba Chiara", ma allora eravamo tutti più giovani, e mai, mai avrei pensato che un giorno Vasco avrebbe pontificato così:

Vasco Rossi versus Antonio Socci nel nome del filosofo rock Spinoza

"Socci Antonio è una specie di integralista religioso toscano... che qualche tempo fa conduceva un programma televisivo che definire fazioso è dire poco. La cosa che colpiva di più era la sua arroganza. Quella che solitamente contraddistingue "coloro i quali sono convinti di essere i depositari della Verità".
Ho letto un suo articoletto dove si prendeva gioco di me e della frase di Spinoza che ho detto prima del concerto: "Chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza".
Tra le altre stupidaggini sul mio conto, metteva in dubbio il fatto che io abbia letto la sua Opera... Visto e considerato che secondo lui sono un analfabeta. Ora io non sono certo un professore di filosofia ma vorrei segnalare all'intellettuale Socci che Spinoza sosteneva questo concetto precisamente nel "Trattato Teologico-Politico".
E sempre nello stesso dichiarava testualmente: "le passioni tristi sono necessarie, provocare passioni tristi è essenziale all'esercizio del potere". Sottolineava inoltre "come ci sia un legame profondo fra il despota e il prete, poiché entrambi hanno bisogno che le persone assoggettate siano tristi".
"Noi musicanti invece, con la nostra musica, portiamo un po' di GIOIA. Forse è proprio questo che dà così fastidio al caro Socci e a tutti quelli come lui"
VASCO ROSSI (da La Stampa.it)


beh forse lo preferivo quando non sapeva chi fosse Spinoza...

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sabato, marzo 01, 2008

Solo

Giuliano Ferrara è solo. La fatica di questa solitudine traspare dagli editoriali del Foglio di questi giorni. Prima la descrizione dell'angoscia provocata dall'umanissimo dubbio di aver fatto la scelta sbagliata, poi il capolavoro di questa mattina, dove viene descritto il vivificante bagno di umiltà cui il grande giornalista è stato costretto dalla macchina burocratica, per presentare il simbolo. Berlusconi lo considera un traditore, i suoi alleati si allineano, Avvenire, Antonio Socci, CL (con la particolare eccezione di Formigoni), Carlo Casini e il Movimento per la vita, insomma tutti i potenziali alleati si ritirano. Il motivo: se la lista prende pochi voti si offrirà agli avversari il destro per dire che, in fondo, i prolifers in Italia sono solo i quattro gatti che hanno votato Ferrara. C'è del vero, e va rispettata e ascoltata questa posizione, soprattutto quando proviene da persone che hanno dedicato l'intera esistenza alla difesa della vita. Ma questo sforzo che appare donchisciottesco, a me sembra così moderno. Un'intuizione genuina per riproporre in politica una domanda basilare: dove stiamo andando? C'è del sano eroismo nelle cinque ore passate da Giuliano Ferrara a fare la fila per presentare il simbolo, seduto per terra, in un mondo dove chi ha privilegi non si sporca mai le mani. E, visto che io ho fiducia e vedo crescere, tra amici e parenti, le adesioni alla lista, so che quest'impresa sarà un trionfo, segnerà una svolta e offrirà all'Italia un'opportunità unica per ridare senso alla
politica.


Questo è il video che ha convinto Ferrara a continuare.

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lunedì, aprile 02, 2007

Antonio Socci spiega l'essenza cristiana della bandiera dell'UE

SE I CRISTIANI CAPISSERO QUAL E’ LA LORO FORZA… 31.03.2007

Nei giorni scorsi Benedetto XVI è tornato ad auspicare il riconoscimento delle “radici cristiane” da parte di questa Europa laicista e ostile. Romano Prodi si è affrettato a dire che lui – da presidente della Commissione europea – fece di tutto per includere questa menzione nel testo della Costituzione. Naturalmente è vero l’esatto contrario. Non fece nulla, come ha dimostrato l’on. Mario Mauro, vice Presidente del Parlamento europeo. Anche allora a Prodi interessava solo mantenere la poltrona. Tutto passava in subordine. Sebbene le radici cristiane d’Europa fossero tutt’altro che una cosa confessionale: “è semplice osservanza della verità” come scrisse il laico Benedetto Croce nel famoso saggio “Perché non possiano non dirci cristiani”.

Tuttavia va detto che in queste “battaglie” anche noi cristiani rischiamo di dimenticare l’essenziale. E cioè che il mistero cristiano non è affidato alle nostre deboli forze. Ma alla Grazia e alla potenza di Cristo, Signore della storia, che specialmente attraverso l’amore di Sua Madre, guida anche il nostro tempo e la nostra generazione a Sé. Perfino una piccola vicenda “europea” come la genesi della bandiera mostra come e quanto sia grande questa Signoria di Cristo sulla storia. Sebbene i potenti di questo mondo credano di essere più forti e di poter cancellare la presenza cristiana nel mondo.

I RETROSCENA “CELESTI” DI QUELLA BANDIERA

di Antonio Socci

“Una mistificazione orchestrata all’interno delle istituzioni comunitarie”. Ci va giù duro l’on. Mario Mauro, vice Presidente del Parlamento europeo (che ha appena sbugiardato Prodi sulla storia delle “radici cristiane”). Cosa è successo? Nel sito ufficiale della Ue c’è una pagina dedicata alla bandiera dell’Unione: il vessillo blu, con dodici stelle dorate in cerchio, che sventola su tutti gli edifici pubblici d’Europa: “Essa rappresenta il simbolo dell'unità e dell'identità dell'Europa”. Ma il suo significato nel sito viene spiegato con un brodino sciocco di “politically correct” e buoni sentimenti: “La corona di stelle dorate rappresenta la solidarietà e l'armonia tra i popoli d'Europa. Il numero delle stelle non dipende dal numero degli Stati membri. Le stelle sono dodici in quanto il numero dodici è tradizionalmente simbolo di perfezione, completezza ed unità”. E poco sotto si torna sul significato di quel dodici: “In varie tradizioni, il dodici è un numero simbolico che rappresentata la completezza. Si tratta inoltre ovviamente del numero dei mesi dell'anno e delle ore indicate sul quadrante dell'orologio. Il cerchio è tra l'altro un simbolo di unità”.

Sennonché la genesi di quel simbolo dice un’altra cosa. Fu scelto fra più di cento proposte in concorso dal Consiglio d’Europa nel 1955. Mauro – riprendendo un articolo di Vittorio Messori – ricorda che a disegnarlo fu il pittore Arsène Heitz che si ispirò - da cattolico – al cerchio di dodici stelle che incoronano l’immagine della Madonna nella famosa “Medaglia miracolosa” che egli portava al collo.

Secondo questa versione Heitz rivelò solo in seguito il significato di quel simbolo. Tuttavia ormai la sua genesi iconografica è acquisita e – secondo Mauro – nasconderla oggi rientra in quella ideologica ostilità alla storia cristiana che pervade la tecnocrazia europea, quella stessa che – grazie al fanatico anticlericalismo di Chirac - ha accanitamente rifiutato la menzione delle “radici cristiane” nella Costituzione europea.

Tuttavia siamo proprio sicuri che coloro che scelsero quel simbolo non avessero in mente – come il pittore Heitz – proprio la corona della Vergine? Carlos Eduardo Cossermelli ha pubblicato uno studio, “La bandiera europea”, dove rivela come andarono le cose. La diatriba iniziale sul numero delle stelle fu risolta dal Segretario Generale Léon Marchal che suggerì il 12 pensando esattamente alla figura di Maria nel dodicesimo capitolo dell’Apocalisse (quello che si legge per la festa dell’Assunta).

Il belga Paul Lévy, presidente della commisione giudicatrice (che era ebreo, che era assai sensibile al simbolismo biblico del numero 12 e che ebbe un ruolo decisivo nella scelta) racconta cosa accadde subito dopo l’approvazione: “In quel momento, Léon Marchal, il Segretario Generale che lasciò la sala, passando la soglia mi ha detto piano: ‘Abbiamo ritrovata la questua della messa dell’Assunzione!’. Era vero e non ci avevo pensato. Fu più tardi che il figlio di Léon Marchal scrisse su ‘Le Monde’ che era a questo che il suo defunto padre aveva pensato, poiché il XII capitolo dell’Apocalisse comincia così: ‘Un gran segno apparve nel cielo, una donna con il sole per manto, la luna sotto i piedi e sulla testa una corona di dodici stelle’ ”.

Ecco svelato quel simbolo. E’ la storia della salvezza dall’Antico al Nuovo Testamento di cui Maria, “figlia di Sion” e “Regina del cielo e della terra”, rappresenta il punto d’incontro: le dodici tribù di Israele e poi i dodici apostoli, infine le dodici porte della Gerusalemme celeste.

Ma chi era Paul Michel Gabriel Lévy, l’uomo decisivo nella scelta? Sarà un altro “caso”, ma nacque un 27 novembre, giorno della festa di Nostra Signora della Medaglia miracolosa. Grande intellettuale ebreo, chiuso dai nazisti nel lager di Braendonk, fuggì, nel 1942 divenne cattolico, arrivò in Inghilterra ed ebbe un ruolo fondamentale per liberare i prigionieri dai campi di sterminio (fu lui che portò gli americani a Dachau). Lévy - secondo padre Caillon – pare aver presieduto anche la commissione per la “vetrata dell’Europa, nel fondo della cattedrale di Strasburgo. Questa vetrata rappresenta la Vergine che allontana le mani per separare i popoli che si sono sempre battuti sul Reno. Nella parte superiore della vetrata vedrete ancora le dodici stelle della medaglia miracolosa e dell’Apocalisse”. Che la bandiera dell’Europa si scopra essere il simbolo regale della Regina della Pace è significativo: in effetti doveva rappresentare l’unione (finalmente) di quell’Europa che aveva scatenato in pochi anni due devastanti guerre mondiali. In quegli anni Cinquanta la classe dirigente europea, quella che ha dato origine all’unione, era perlopiù cattolica e sapeva bene che solo ritrovando le antiche radici cristiane l’Europa poteva costruire un futuro di pace. E non aveva affatto paura di menzionare la parola “Dio”.

Nella cerimonia di inaugurazione del vessillo, il 13 dicembre 1955, il ministro irlandese che presiedeva il Consiglio d’Europa disse solennemente: “signori, ho l’onore di presentarvi questa bandiera… che sventoli a lungo, liberamente e in pace con la benedizione di Dio”. Per una di quelle “strane” coincidenze che abbondano in questa storia, l’approvazione della bandiera avvenne “casualmente” l’8 dicembre 1955. Ma l’8 dicembre per la Chiesa cattolica è la festa dell’Immacolata Concezione, coincidenza che ci riporta di nuovo alle apparizioni della Medaglia miracolosa (Parigi 1830). Infatti a Caterina Labouré la Vergine apparve con un Serpente sotto ai piedi. La Madre di Cristo incaricò Caterina di coniare e diffondere la Medaglia dove fossero rappresentate le dodici stelle dell’Apocalisse e la scritta: “Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te”. Per la Chiesa l’Immacolata che schiaccia il Serpente rappresenta anche la missione attuale di Maria che libera l’umanità delle ideologie sataniche della modernità.

E’ una lotta iniziata con la Rivoluzione francese quando la Cattedrale di Notre Dame, nel cuore di Parigi e dell’Europa fu profanata e trasformata in tempio della Dea Ragione. L’Europa anticristiana e pagana che nacque da lì è quella che finì in macerie nel 1945. Col dopoguerra nel segno di Maria rinacque invece l’Europa pacifica dei popoli cristiani.

Sarà un’altra coincidenza, ma i Trattati di Roma che si sono appena celebrati e che segnarono l’atto di nascita dell’Europa unita furono firmati il 25 marzo 1957, festa dell’Annunciazione a Maria e dell’Incarnazione del Verbo divino.

Negli ultimi anni si è accentuata la deriva laicista dell’Europa. Chirac sbeffeggiò il premier italiano Berlusconi quando – a nome di otto paesi europei – chiese la menzione delle radici ebraico-cristiane nella Costituzione. La menzione non ci fu, ma la Costituzione è naufragata proprio in Francia. Forse per ritrovarne lo spirito bisogna far caso al giorno in cui è stata approvata solennemente la Carta. Lo notò padre Livio Fanzaga di Radio Maria: “alle ore 22, fra il 18 giugno 2004, festa del Sacro Cuore di Gesù, e il 19 giugno festa del Cuore Immacolato di Maria. L’Europa nasce stretta fra questi due cuori”.

In effetti è qui, sul continente che ha evangelizzato il mondo, che oggi si gioca la battaglia decisiva del cristianesimo. Infatti il pontificato di Benedetto XVI punta tutto sull’Europa, indicando l’Italia come l’esempio da seguire. Nelle letture della liturgia di quel 18 giugno si leggeva: “Ecco io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”. Chi vincerà? Stalin chiedeva: quante divisioni ha il papa? Non sapeva che la Chiesa dispone davvero di forze invisibili. E poi c’è la profezia fatta dalla Madonna a Fatima: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. E non parlava solo del suo trionfo sul comunismo.


Da “Libero”, 30 marzo 2007

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mercoledì, gennaio 31, 2007

Per Claudio

Riprendo il blog anche per il 2007. Inauguro l'anno con un articolo di Antonio Socci, pubblicato su Libero dello scorso 28 gennaio, che dedico a Claude e a tutti gli amici e i parenti "progressisti":

I “BUONI” AL POTERE FANNO LA GUERRA AI POVERI di Antonio Socci

Che figuraccia quella del governo italiano a Davos ! “Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa” c’informava ieri la Repubblica (in un remoto articoletto nelle pagine economiche) “confessa tutto il suo ‘imbarazzo’ per i pochi fondi che il Paese assegna al Sud del pianeta in percentuale del pil: appena lo 0,12 %…”.Già questo svela un’altra bugia elettorale (dopo quella sull’aumento delle tasse). Infatti nel voluminoso programma dell’Unione, con cui hanno vinto le elezioni di aprile, si attaccava il centrodestra perché dedicava alla Cooperazione allo sviluppo solo lo 0,1 % del Pil. E il centrosinistra arrivato al potere cosa fa? Resta inchiodato a quel deprecato 0,1 %. Ben lungi dall’utopistico 0,7 % del pil che sta scritto nel loro programma (“dobbiamo dunque armonizzare le nostre risorse… per raggiungere progressivamente l'obiettivo dello 0,7% del Pil”). E lontano anche dallo 0,3 % prescritto dalla direttiva europea. “Ma soprattutto” scrive Repubblica “Padoa Schioppa (a Davos) rende pubblica la sua personale ‘sofferenza’ perché dalla Finanziaria sono sparite le risorse da destinare al Global Fund contro l’Aids, col risultato che l’Italia è l’unico moroso all’interno del G8, i Paesi più industrializzati”. Questa figuraccia da Paese pitocco, che non rispetta gli impegni (su materie gravi), è uno scandalo politico. Oltretutto il governo italiano, negando l’aiuto ai più disperati del mondo tramite il Global Fund (non sono stati versati i 130 milioni di euro dovuti per il 2006 e non saranno versati i 130 del 2007) provoca un disastroso effetto a catena perché – secondo le clausole – adesso anche gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi. Pare che 3 milioni di malati così perdano la possibilità di curarsi. Il governo dei “buoni” si è mostrato sordo agli appelli. E se ne infischia pure dell’appello del Papa che proprio all’Angelus di domenica scorsa ha incitato a un’azione più incisiva per fermare l’Aids (milioni di ammalati, 8 mila morti al giorno, 1 nuovo contagiato ogni 8 secondi). C’è un curioso paradosso. Questo Fondo mondiale fu istituito al famoso G8 di Genova del 2001. Ricordate quel turbinoso vertice? Fu guidato dal premier italiano Berlusconi. Il nostro governo fu quello che spinse di più per istituire questo Fondo per combattere Aids, malaria e tubercolosi, anche per dimostrare ai noglobal che si tentava di governare i problemi del pianeta aiutando il Sud del mondo. Infatti Genova in quelle ore era messa a fuoco dai “noglobal” che accusavano gli statisti del G8 di ogni nefandezza. Il vertice – secondo la vulgata di allora – riuniva i “Cattivi”, mentre fuori protestavano i “Buoni”, quelli che avevano a cuore i dannati della Terra. Ebbene, dall’aprile 2006 la Sinistra “buona” e noglobal è tornata al potere in Italia e cosa è accaduto? E’ accaduto che da due anni il nostro Paese non manda più un euro per curare quei disperati. E dire che il 21 dicembre il governo aveva accettato un Ordine del giorno della Camera in cui si riconfermava di voler rispettare l’impegno internazionale sul Fondo globale contro l’Aids. Parole al vento, allegramente snobbate. Valdo Spini, pur essendo dell’Ulivo, riconosce che è “scandaloso”. E aggiunge: “da un governo di centrosinistra, mantenere gli impegni umanitari è il minimo che ci si possa aspettare”. Invece nulla. Era il governo di centrodestra che prendeva quegli impegni e li rispettava. Il viceministro degli Esteri Patrizia Settimelli, di Rifondazione comunista, involontariamente fa un monumento al governo Berlusconi, proprio quello del G8 di Genova, perché invita il governo Prodi a ripensarci “garantendo all’Italia quel seggio che si è conquistata nel 2001 con il primo contributo per la lotta all’Aids”. E’ un paradossale rovesciamento politico. I “Cattivi” si dimostrano buoni e i “Buoni” cinici. Con qualche lacrima di coccodrillo. Padoa Schioppa – come si è visto – a Davos ha dichiarato il suo “imbarazzo” e la sua “sofferenza”. Col cuore in mano gemeva: “mi sono trovato in conflitto con le mie convinzioni”, ma “dovevo fare delle scelte e quelle non erano delle priorità”. Che milioni e milioni di vite umane sull’orlo dell’abisso non siano “una priorità” già stupisce, ma la Sinistra dovrebbe spiegare ai suoi elettori (sempre fanaticamente pacifisti) perché mai – al contrario – il governo ritiene “una priorità” aumentare gli stanziamenti per le armi. Perché così ha deciso questa Finanziaria. Il capogruppo del Pdci alla Commissione Difesa della Camera, Galante, ha testualmente dichiarato: “nessuno sciagurato taglio è stato effettuato dal presente governo al bilancio per la Difesa, che è stato invece portato da 19,9 miliardi dell’anno precedente a 21,1 miliardi, pari ad un incremento del 5,69 per cento”. Infatti il ministro della Difesa Parisi ha comunicato che “la percentuale del pil dedicata alla Funzione Difesa è passata dallo 0,84 per cento del 2006 allo 0,96 per cento del 2007”. In tempi di tagli drastici, nei quali perfino milioni di morenti di Aids “non sono una priorità”, questa mi sembra davvero una scelta politicamente significativa: da governo pacifista. Anche perché nel famoso Programma dell’Unione si criticava proprio la tendenza dei Paesi sviluppati a spostare miliardi “sulla sicurezza e l'emergenza” togliendo alla Cooperazione allo sviluppo “quote enormi di risorse”. E al popolo di Sinistra – sempre pronto a bere tutto – in quel Programma si giurava solennemente: “L'Unione si impegna, nell'ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti”. Hanno fatto subito l’esatto contrario. E alcune scelte particolari sono ancora più sconcertanti: il Fondo per lo sminamento umanitario è stato dimezzato rispetto ad alcuni anni fa, mentre per investimenti come il caccia Eurofighter sono stati stanziati 520 milioni di euro per il biennio 2007-2008 e 310 milioni per gli anni successivi. Ci sono altri progetti analoghi. Ma quello che più colpisce riguarda la produzione dei nuovi aerei caccia F35 che – ha rivelato il ministro Parisi – sono in grado di portare testate nucleari. A quanto pare questi “bombardieri da guerra aerea costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno per un totale da 20 a 30 miliardi di euro: è prevista l’ordinazione di 131 velivoli!”. E’ una follia far pagare le medicine ai cittadini e buttare i miliardi così. Dove sono i pacifisti? Il Pdci di Galante e Diliberto, Rifondazione comunista e i Verdi, protestano, ma non per questo, bensì contro l’allargamento della base americana di Vicenza che non minaccia la pace (sono appartamenti civili), non costa una lira a noi (paga il governo Usa) e porta lavoro e ricchezza. C’è un altro paradosso. Leggo sul Manifesto del 7 ottobre: “I tecnici del ministero della Difesa hanno spiegato che il governo Berlusconi aveva ridotto decisamente gli investimenti sulle milizie. Se l’ultima Finanziaria (2001) del governo di centrosinistra assegnava al bilancio del ministero l’ 1,45 per cento del pil, i tagli dell’implacabile Giulio Tremonti avevano ridotto questa spesa allo 0,85 per cento”. Capito? Il governo più pacifista era quello di centrodestra. L’altroieri Berlusconi si è definito “un premier di sinistra” e scherzava. Ma di certo con Prodi (che sulla questione, secondo il Manifesto, si è “impegnato” personalmente) tornano, fra i tanti sprechi, pure le grandi spese militari, perfino per aerei da guerra nucleare. E al diavolo il Terzo Mondo e i malati di Aids. Gli italiani sono stati presi per il collo (dalle tasse), ma il “popolo di sinistra” è stato preso anche per il fondoschiena.

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sabato, settembre 23, 2006

Non dobbiamo avere paura!

MA COSA STIAMO VIVENDO???
di Antonio Socci
(da “Libero” del 22 settembre 2006)

Ho fatto un sogno. Un brutto sogno. Mi sono trovato in un mondo dove le vittime erano costrette a chiedere scusa ai carnefici. Dove il papa, per aver condannato la violenza religiosa, doveva umiliarsi davanti al regime turco che ha perpetrato il genocidio dei cristiani armeni (un milione e mezzo di vittime). Un mondo dove la scrittrice turca Elif Shafak, rea di aver accennato nel romanzo “La bastarda di Istanbul” al genocidio degli armeni, viene processata dal regime turco il quale però viene elogiato da media e politici occidentali e accolto a braccia spalancate dall’Europa. Un mondo dove il pontefice doveva scusarsi davanti a organizzazioni terroristiche perché ha detto che non si può imporre la religione con la violenza. Dove, all’indomani della macellazione islamica in Somalia, per vendetta contro il Papa, di una suora che aveva dedicato la vita ai poveri, lo stesso papa ha dovuto ancora scusarsi con i bravissimi musulmani per evitare che altri missionari (come suor Leonella o don Andrea Santoro) venissero immolati per ritorsione. Un mondo dove i rispettabilissimi islamici – che coprono il Papa di insulti, vignette volgari e minacce – fanno gli offesi per una colta e rispettosa lezione accademica di Ratzinger e i grandi media occidentali solidarizzano non con il papa, ma con costoro. Un mondo dove veniva chiamato “moderato” e “alleato dell’Occidente” un paese come l’Arabia Saudita nel quale si è arrestati perfino se si porta un crocifisso al collo o se si prega Gesù Cristo nel chiuso della propria abitazione. Un mondo dove i grandi media occidentali fanno squadra (e compasso) sempre e solo contro la Chiesa. Dove il New York Times accusa il Papa di “fomentare la discordia” fra cristiani e musulmani per aver detto che non si può imporre la religione con la violenza e lo accusa di aver già fatto in precedenza il “fomentatore” quando, da cardinale, espresse dubbi sulla Turchia nella Ue (tale opinione non è permessa, secondo il NYT). Mentre l’altro tempietto della laicità, il Financial Times, accusa il pontefice di aver “insultato” i musulmani con “parole provocatorie”. Un mondo dove i musulmani, per dimostrare che erano ingiustamente accusati di violenza, hanno massacrato una suora (una delle tante vittime), hanno incendiato chiese e hanno emesso minacce di morte contro il pontefice (mentre in Indonesia hanno appena perpetrato l’infame esecuzione capitale di tre contadini cristiani rei di essersi difesi dalle violenze fondamentaliste). Un sogno allucinante dove i grandi media laici occidentali, che avevano eretto un monumento a Salman Rushdie, invece di pronunciarsi in difesa della libertà di coscienza e della libertà di parola, hanno condannato il Papa teorizzando che tale libertà non vale se a parlare è lui o se si parla dell’Islam. Un mondo dove suor Leonella che muore perdonando i suoi carnefici non provoca riflessioni né merita un approfondimento giornalistico in tv, mentre i morti di “fama” dell’Isola dei famosi e degli altri stomachevoli reality occupano per ore e settimane il video. What a wonderful world ! Un mondo dove il Comune di Firenze nega l’intitolazione di una via a Oriana Fallaci mentre abbiamo centinaia di “via Togliatti” in onore del compagno di merende di Stalin. E dove l’Unità (20 settembre) dedicava in prima pagina questo titolo celebrativo a Cossutta: “Io comunista non mi pento di niente” (in effetti rivendica le posizioni del Pci perfino sull’invasione d’Ungheria). Un mondo dove solo i cattolici – vittime di tutti i totalitarismi e le ideologie – devono chiedere scusa a tutti, specie a coloro che li hanno perseguitati e continuano a farlo. Un mondo dove né le organizzazioni cattoliche né i vescovi hanno sentito il bisogno di promuovere grandi veglie di preghiera per il Papa condannato a morte e per i cristiani perseguitati e in pericolo di vita. Un mondo dove perfino il neo Segretario di Stato vaticano cardinal Bertone (Corriere della sera 18 settembre) deve definire Maometto “il Profeta” (sic!!!) e dove il cardinal Martini bacchetta il Papa che è stato condannato a morte e coperto di insulti, mentre lo stesso cuor-di-leone Martini non ha una parola di denuncia per la violenza sistematica del mondo islamico contro i cristiani (La Stampa, 20 settembre 2006). Un mondo di progressisti e di cattolici progressisti che ha linciato per anni Pio XII perché avrebbe parlato troppo poco contro la violenza nazista, ma che ha sempre applaudito Giovanni XXIII il quale, accordandosi col Cremlino, garantì che il Concilio non avrebbe pronunciato una sola parola di condanna del comunismo (che aveva macellato e stava macellando il più gran numero di cristiani della storia della Chiesa). Lo stesso mondo catto-progressista che oggi (vedi Pietro Scoppola) critica Benedetto XVI perché ha parlato da professore e non da papa. Un mondo dove il governo del “cattolico adulto” Prodi si mostra indifferente alle minacce al Papa quando addirittura il laicista Zapatero gli ha espresso “piena comprensione e sostegno”. Un mondo dove il Senato italiano – col voto decisivo del cattolico Andreotti – ha bocciato la proposta di mozione di solidarietà per il Papa. Naturalmente per le nobili ragioni del “dialogo”. Un mondo dove il “cattolico adulto” Prodi, presidente del Consiglio italiano, dice che alla sicurezza del Papa “ci pensino le sue guardie”. Quasi che il papa avesse le sue divisioni corazzate come ironizzava Stalin. Fortuna che tutto questo è solo un brutto sogno. Fortuna che nella realtà – sebbene il mondo cattolico sembri sprofondato nelle catacombe dell’insignificanza – le “divisioni corazzate” del Papa esistono davvero. Invisibili come suor Leonella. Come i tanti che con l’offerta silenziosa di sé e la preghiera salvano il mondo e attirano a Cristo (cosicché pure tantissimi musulmani si stanno convertendo, segretamente, al Dio dell’amore sia in Occidente sia nei loro Paesi). E’ vero quanto ha scritto il convertito francese Olivier Clément: “Perseverare! Oggi tutto ciò che è essenziale sembra sotterraneo come la grotta della Natività, come le grotte del cuore. Bisogna che Dio si incontri con l’uomo nel punto più segreto delle sue angosce e del suo desiderio”.

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mercoledì, agosto 30, 2006

A che gioco giochiamo?

In questa estate così umida, per l'ennesima volta nella mia esistenza, ho constatato quanto poco siano compatibili con me le fluttuazioni incostanti dell'umano pensiero, soprattutto dell'umano pensiero italiano. Lasciamo stare il nostro governo, che dopo aver usato come argomento elettorale il ritiro totale dei militari italiani da Iraq e Afghanistan, manda 3.000 soldati in Libano, più di qualsiasi altra europeissima nazione! Cosa sacrosanta, a mio avviso, ma obiettivamente un po' risibile, visto che in Italia sembra non esserci un centesimo per far niente. D'altronde, lo dico da qualunquista, preferisco che ogni euro delle mie tasse (esclusi quelli che volontariamente dono alla Chiesa Cattolica) venga speso per i nostri soldati in missione, piuttosto che per le scorte delle mogli di un ministro qualsiasi...
Ma, tornando a noi, la vera confusione io questa estate l'ho fatta col Meeting e soprattutto con Antonio Socci. Facciamo un po' la cronaca, come l'ho letta io:

1) parte il Meeting e fa presentare l'ultimo libro postumo di Don Giussani al ministro Bersani, quello del decreto, il comunista più liberale che ci sia in Italia. Quello che ci ha tenuti allegri tutta l'estate, facendoci parlare di tassisti e farmacie. Faccio notare a margine che, per quel che mi riguarda direttamente, con questo decreto, gli sconti sui libri (finora fissati ad un massimo del 15%) sono stati in pratica liberalizzati, con grande danno per i punti vendita e gli editori piccoli e indipendenti... Come per i farmaci, anche lo sconto libero sui libri era uno degli obiettivi primari delle Coop emiliano-romagnole, raggiunto nei primi 100 giorni!

2) Socci risponde che Bersani è un eretico, un pelagiano, e che non c'entra niente con Giussani. Perciò, Socci non va al Meeting!
E vai a rispolverare i libri di storia. Ti fai una cultura su Pelagio e tutte le eresie (non si sa mai!) e quando, pur criticando Socci perché disertare il Meeting per ripicca è un po' infantile, pensi di aver capito...

3) Bersani risponde alle invettive Socci. Afferma che non è un pelagiano (!), e che sa quanto il dibattito su questa eresia sia attuale e importante (!!!). Quindi conclude:

"Chiedo allora: come si fa a parlare di radici cristiane dell’Europa (locuzione che ho condiviso in ogni sede) e poi pensare che la discussione su quelle radici sia una esclusiva dei chierici o degli illuminati?" (Libero 13/08/06)
E allora io comincio a fare confusione. Perché è vero che l'atteggiamento di Socci è stato saccente ed esclusivo, ma è anche vero che un tale atteggiamento ricalca (purtroppo per Socci) proprio gli odiosi snobismi laico-progressisti della sinistra, così solerte a scavare fossati per decidere chi possa parlare e di cosa.

4) da qui non ci ho capito più niente: Socci si scusa con Bersani (che considera "uno fra i migliori della sua parte e della parte avversa") e dà addosso al Meeting. Dice che Amicone lo ha sfidato a duello, ma poi si è tirato indietro. Fa un altro articolo sparando ancora a zero sul Meeting, di cui riporto solo questo ulteriore saccente snobismo nostalgico:
La “sparizione” di CL e della sua originalità, fagocitate dalla Cdo, ha provocato anche la decadenza culturale del Meeting. Nelle epoche passate qui potevi incontrare e ascoltare persone come Testori, Frossard, Sassu, Divo Barsotti, Orazio Costa, Zeri, Vladimir Bukovskij, Jerome Lejeune, Emmanuel Levinas, Mario Luzi, Del Noce, Nolte, Zinovev, Delannoy, Potock, Z. Medvedev, Rubbia, Culianu, Kazuo Ohno, Martha Graham, Abbé Pierre, O’Callaghan, Ries, Zanussi, Jean Guitton. Con tutto il rispetto nelle ultime due edizioni le proposte culturali sono state Alessandra Borghese, Claudio Risé, Beatrice Buscaroli, Angela Pellicciari, Marco Bona Castellotti e Michele Mirabella (quello di Elisir).

5) Socci fa un panegirico di Walter Veltroni, di cui è appena uscito un libro, e scopre tra le pagine di uno dei leader più pericolosi (perché piace a troppi) della sinistra, uno dei temi più importanti della cultura cattolica: la ricerca del padre, come ricerca di Dio. Ecco come conclude:

Il nuovo libro di Veltroni sembra avere ancora come tema la ricerca a ritroso di un figlio negli eventi che portarono alla morte del padre. Vedremo se il narratore avrà la mano felice, leggera e commossa, che ebbe in “Senza Patricio” (nome, peraltro, che contiene la radice di “pater”). La figura del “padre” era ritenuta un tempo “di destra”. Con il ’68 furono fatti fuori ad un tempo, e non a caso, il padre e Dio. La Sinistra è nata da quella stagione che ha fatto naufragio e ora è orfana. Un suo filosofo di rilievo come Gianni Vattimo lamenta che – con il crollo di Marx e del positivismo – “cadute le ragioni filosofiche dell’ateismo”, si sia rimasti atei per abitudine. Senza porsi domande. Ma le domande vere si fanno spazio in qualche modo. E nelle pagine di Veltroni dalla ricerca del padre traspare questa nostalgia di Dio, questa sua angosciosa mancanza.


Che pensare? Io al Meeting ci sono stato e mi è anche piaciuto, come gli altri anni. Tra l'altro ho assistito alla presentazione dei libri di due dei personaggi che Socci dileggia: Risé e Rondoni, e ne sono uscito arricchito. Credo che la spiritualità di Don Giussani sia più che mai viva e vivace e che comunque si manifesti anche attraverso il Meeting. Aspettiamo...
PS: tutti gli articoli sono rintracciabili sul sito di Antonio Socci

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mercoledì, giugno 21, 2006

La vita è meravigliosa!

Intanto, bisogna leggere, con sorpresa, come ho fatto io oggi, il nuovo articolo di Socci: "Ci vogliono come una plebe tutta paura e istinti, ma c'è una speranza...". Poi, bisogna sottolineare il fatto che, tra i libri citati per smascherare l'infame e colpevolmente omicida sistema che paralizza l'Occidente, ce n'è uno, scritto da Paul Driessen, Eco-imperialismo. Potere verde, morte nera., 2004 Liberilibri, brillantemente curato e tradotto dall'amico Guglielmo Piombini. Visto che non credo un granché alle coincidenze, non sono stupito che questo libro mi sia stato proposto proprio ieri. Quindi, stabilito che la nostra società è strutturata per tenerci in ansia, tanto da creare artificialmente un sistema per mantenere costante il nostro livello di paura e d'insicurezza, non resta che attrezzarsi per fare resistenza. Innanzi tutto, è necessario riconoscere, insieme con Socci, ma insieme anche con un mondo laico che sopporta sempre più a fatica la miopia del politicamente corretto, che la Chiesa Cattolica è rimasta l'unico autorevole baluardo frapponibile alla dittatura ansiogena che regna nel nostro mondo. Quindi, si devono escogitare, nel nostro quotidiano, sistemi efficaci di autodifesa. Ed è per questo che, quando sono venuto a sapere che esiste un genere di film detto "film blanc", che si contrappone all'imperante genere del "film noir", mi sono convinto definitivamente che le coincidenze non esistono. Cito direttamente dalla rubrica di Claudio Masenza, sul n. 6 di Ciak, attualmente in edicola, pag. 50:
"(...) Glenn Erickson (...) sui "Film Blanc" ha scritto un interessante piccolo saggio anni fa. Erickson pensa che il termine, ormai in disuso (peccato, nota mia...), sia nato negli anni Settanta per definire quei film che esaltano la speranza di una vita dopo la morte e la presenza di esseri sovrannaturali e benigni, come angeli, in diretto contrasto con la visione pessimistica dell'esistenza umana che è alla base dei Film Noir. Illustri esempi di "Film Blanc" sono Il cielo può attendere di Ernst Lubitsch, La vita è meravigliosa di Frank Capra, Scala al Paradiso di Powell e Pressburger, L'inafferrabile signor Jordan di Alexander Hall e il suo remake Il paradiso può attendere di Warren Beatty e Buck Henry e ancora tantissimi dove spesso il set principale è una sorta di sala d'attesa fra vita e morte, salvezza e dannazione eterne. In genere queste storie, invece di auspicare una società migliore, garantiscono un regno dei cieli capace di rimettere ordine nel nostro mondo. Mondo già comunque funzionante, a dispetto della nostra cieca incapacità di accontentarci e di apprezzare. Lo splendido film di Ramis (Ricomincio da capo, 1992, che è anche uno dei miei film preferiti, nota mia) propone una variante più terrena ma non meno mistica, quasi una metafora della ruota delle reincarnazioni (ma perché?, nota mia): costretto a rivivere all'infinito un giorno della propria vita, il protagonista, interpretato da un magnifico Bill Murray, impara a migliorarsi sino ad arrivare molto vicino alla felicità."

E così alla facciaccia del Codice da Vinci, mi sono comprato il cofanetto con i Capolavori di Frank Capra in DVD (Lady for a day, Arriva John Doe e, naturalmente La vita è meravigliosa) e non vedo l'ora di farmi una scorpacciata di sani film bianchi.

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