lunedì, dicembre 17, 2007

I film anticristiani non stanno in piedi

Sono andato a vedere La bussola d'oro. Alzatomi dalla poltrona molto deluso, mi si sono affacciati alcuni dubbi che hanno trovato una conferma quando ho scoperto che il film, come del resto il libro per ragazzi da cui è tratto, è stato giudicato profondamente anticristiano, anzi dichiaratamente cattofobico.
Paradossalmente, però, ne sono stato contento. Per la seconda volta, infatti (la prima è stata con il Codice da Vinci), il cinema ha reso giustizia a ciò che la carta stampata aveva subdolamente dissimulato. Solo il grande schermo, infatti, è stato in grado di mostrare l'inconsistenza di una storia che cerca di stravolgere, con intenti non proprio nobili, la naturale impalcatura di ogni buona trama: l'eterna lotta tra bene e male. Questo film, infatti, a differenza di ciò che era successo con le trasposizioni cinematografiche dei ben più solidi Tolkien e C.S.Lewis, non ha un vero male da rappresentare. Il ridicolo "magisterium" è "cattivo" solo perché vorrebbe impedire l'uso del "libero arbitrio". Ma quando si cerca di capire in cosa consista questa libertà negata, ci si trova di fronte all'apologia del più sciatto dei libertinaggi. Perciò, mancando un cattivo serio, crolla tutta l'impalcatura: gli stessi buoni appaiono privi di logica, il loro coraggio si trasforma in sconsideratezza, la loro rabbia in capriccio immotivato.
Viva il cinema dunque, che con la sua capacità di sintesi svela le brutte trame innaturali e prive di sapore. Non vedo l'ora di vedere le trasposizioni cinematografiche di Augias e Odifreddi...
PS: L'ho scritto anche su MyMovies e qualcuno non ha apprezzato...

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martedì, maggio 15, 2007

E' ufficiale: la CATTOFOBIA esiste

Chi ne abbia la paternità sui blog è da discutere. Io l'ho usata per la prima volta in questo post Buona festa del papà: buona festa dell'Uomo, ma il Circolo Giorgio La Pira, con la firma di Potifar aveva scritto un post molto divertente, già l'11 marzo. C'erano già altri precedenti che vi lascio cercare da soli...
Ma, aldilà della paternità, la notizia è che oggi il grande Renato Farina su Libero (pubblicato integralmente da Alza lo sguardo, grazie!) l'ha usata ufficialmente sulla carta stampata. E perciò è con grande gioia che annuncio la nascita della parola: CATTOFOBIA.

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venerdì, maggio 04, 2007

Cattofobia 2 - ovvero se non ho qualcuno da odiare non esisto!

Cari amici che commentate il mio blog, vi ringrazio, senza alcuna ironia, per avermi dedicato parte del vostro tempo e della vostra attenzione: probabilmente non la merito. Soprattutto vi ringrazio per aver esercitato il vostro "diritto di critica" con molta civiltà e competenza senza riempire i commenti di frasi violente, bestemmie e altre porcherie che purtroppo i blog cattolici ricevono continuamente (vi prego, a tal proposito, di fare un salto da Alef dove troverete anche alcuni esaustivi post sul concerto del primo maggio: vi consiglio di leggerli, io li condivido pienamente).
Ritorno invece sull'argomento "cattofobia" (carino anche "cattonausea", Moreno, purtroppo però se io usassi espressioni come "omonausea" o "islamonausea", saresti il primo ad inalberarti e a darmi del razzista, nevvero?...).
A me pare che, in Italia, si abbia l'abitudine di trovare un senso di appartenenza solo attraverso l'odio verso un nemico. Per anni siamo stati antifascisti o anticomunisti, con le tragiche conseguenze che conosciamo. Poi, finite le ideologie ci siamo scagliati contro Berlusconi, il quale, raccogliendo su di sé la rabbia di tanti, ha avuto perlomeno il grande merito di dar vita a soggetti politici nuovi e di sdoganare quelli ingiustamente emarginati. Oggi, però, anche Berlusconi non è più sufficiente, e così l'attenzione di tutti gli "anti" si è concentrata contro la Chiesa. Quando è scattato questo meccanismo? Il 12-13 giugno 2005, quando la "linea Ruini" trionfò nel referendum sulla procreazione assistita. Tutti, forse anche alcuni dei vertici della gerarchia ecclesiastica, rimasero di sasso di fronte a quella schiacciante dimostrazione che la voce delle Chiesa in Italia non solo era influente, ma addirittura si elevava per prestigio e autorevolezza sopra tutti gli altri tremolanti mormorii della politica e della cultura tradizionali. Certo qualche primo gemito cattofobo si era già sentito all'elezione di Papa Ratzinger, ma fu solo dopo il referendum che si scatenò la grande ondata, di cui spesso mi è capitato di dare testimonianza in questo blog. Oggi, dopo che le legioni degli intellettuali laicisti hanno ingaggiato la controffensiva (traendone anche succulenti vantaggi economici, vedi i successi editoriali dei vari Augias e Odifreddi), la contrapposizione ha assunto toni davvero violenti e negarlo non aiuta a rendere l'atmosfera più distesa.
Chiudo, comunque, con una speranza. Io spero in un vero salto di qualità. Spero che potremo riuscire ad emanciparci da queste contrapposizioni create ad arte. Spero che avremo l'umiltà di ascoltare con serietà e che cercheremo di capire le ragioni degli altri senza il bisogno di usare tutti i piloni dei cavalcavia dell'A14 tra Imola e Ravenna per imbrattarli con scritte contro il Vaticano. Spero che sapremo discutere e scegliere per il meglio del nostro Paese senza doverci per forza considerare dei nemici.

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domenica, aprile 22, 2007

CATTOFOBIA

Sembra un mondo impazzito.
Leggo sul blog KATTOLIKO PENSIERO il resoconto fatto da Avvenire del massacro di Malatya. Lo riporto perché fa rabbrividire per la ferocia:
20 aprile 2007 10.40
RIVELAZIONI
CRISTIANI UCCISI IN TURCHIA
SONO STATI ANCHE TORTURATI

I tre cristiani uccisi mercoledi' a Malatya sono stati brutalmente torturati e mutilati prima di essere sgozzati. Lo scrive la stampa turca. 'Le cosce, i testicoli, l'ano e la schiena di uno del gruppo erano stati dilaniati da colpi di coltello. Le sue dita erano state tranciate fino all'osso' ha affermato il chirurgo Murat Ugras dell'ospedale di Malatya, dove le tre vittime sono state trasportate dopo l'eccidio. Sul corpo del cittadino tedesco, Tilman Geske, sono state inferte ben 156 coltellate
.

Nella civilissima Cofferazia appaiono scritte infami contro Mons. Bagnasco e la Chiesa. Membri della maggioranza illuminata si rifiutano di dare la loro solidarietà al Cardinale. E mi sforzo di capire perché ci sia tanto astio contro i Cristiani. Io credo che, da una parte, ci sia chi odia, chi è intriso di ideologia o fanatismo, chi è disposto a sacrificare la vita altrui. Dall'altra parte, invece c'è chi ama, chi ha intravisto la verità, chi è disposto a sacrificare se stesso pur di testimoniare la bellezza che ha incontrato. Che differenza sorprendente non è vero?

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sabato, aprile 14, 2007

Solidarietà personale a Renato Farina

Desidero esprimere la mia personale solidarietà a Renato Farina, perseguitato anche ieri sera in TV, nonostante l'atto dell'Avvocatura dello Stato, che, nei giorni scorsi, ha criticato l'operato della magistratura milanese sul caso Abu Omar. Si tratta, a mio avviso, di un'ottusa e ipocrita campagna denigratoria, fatta perdipiù in nome di una fantomatica deontologia professionale, da parte di una casta non certo immune da colpe quale quella dei giornalisti italiani. Mi auguro che la sua vicenda porti allo smantellamento dell'inutile e obsoleto istituto dell'ordine dei giornalisti.
Ripropongo la lettera scritta da Farina a Feltri dopo un interrogatorio di sette ore subito da parte della procura di Milano. L'ho ritrovato sul sito di Articolo 21 l'associazione che non ha avuto dubbi sulla necessità di crocifiggere Farina:
RENATO FARINA CI SCRIVE di Renato Farina - da Libero

I giudici mi hanno interrogato sette ore. Ho detto tutta la verità. Che è questa: sì, ho aiutato i nostri servizi segreti a difendere l'Italia dai terroristi. E adesso vi spiego perché e come

Caro Direttore, ti scrivo come si fa a un amico e a un padre. Se ritieni ancora degna la mia firma, magari per oggi e poi più, passa questa lettera ai lettori e ai colleghi di Libero. Dopo di che mandami a casa, se credi. Privatamente in queste ore a te - che eri ignaro dei miei casini - ho detto tutto e anche di più, ma è meglio fermare le cose sulla carta. Quando è cominciata la quarta guerra mondiale, quella scatenata da Osama Bin Laden in nome dell'islam contro l'Occidente crociato ed ebreo, ero animato da propositi eroici. Mi conosci come le tue tasche. La mia ambizione è sempre stata inconsciamente quella di Karol Wojtyla: lui morire nei viaggi, io sul fronte, magari in Iraq o in Qatar. Sono immodesto anche nel paragone. Vanità e protagonismo della mutua, incoscienza, ma credendoci, buttandomi tutto. Sapevi già delle mie avventure in Serbia sul filo del rischio, convinto di riuscire a raccontare meglio le cose se però risolvevo anche i problemi del mondo. Hai sempre cercato di farmi ragionare, di trattenermi. Poi di solito ti arrendi tu: non riesco a concepire altro modo di fare il giornalista. Mi ricordo la tua sfuriata di quando ero andato vicino all'Iraq senza dirti nulla, e in più scrivendo un articolo sui tagliatori di teste di un camionista bulgaro vicino al luogo del delitto. Hai sempre voluto salvarmi la vita, sono un disgraziato ma mi vuoi bene. Forse però volermi bene oggi vuol dire farmi cambiare mestiere. Pensaci, Vittorio. Anche stavolta, dal 2001 a oggi, anzi ieri (se c'è un domani dipende se mi credi), mi sono comportato alla mia maniera: alè, in battaglia.

Stavolta sono stato esaudito, ma così no, così è troppo pesante. Non mi sono rotto una gamba, non ho avuto bucato il polmone da una scheggia di piombo, ma è stato amputato il mio onore. Su quasi tutti i giornali e sugli schermi sono diventato l'immagine del tradimento dei lettori e della deontologia professionale, proprio lui, quel tizio grasso che fa tanto il moralista e tira fuori il nome di Dio ogni tre righe. Ipocrita di un Farina, anzi di "agente Betulla". Altro che giornalista o polemista. Solo un fantoccio nelle mani degli agenti segreti. Uno che depista indagini.

Sono reduce da sette ore di interrogatorio, ve lo vorrei raccontare, ma è stato segretato. Scriverò quello che posso, a te, Direttore e amico, non ho taciuto nulla. Ho letto nei tuoi occhi qualcosa di bellissimo, che mi dà coraggio e voglia di vivere, come già mia moglie, e scusa se ti metto dopo di lei, anche se mi hai definito il tuo "moglio". Ma so anche che un direttore ha dei doveri, non può permettersi di rovinare il suo vero figlio che è il giornale e di danneggiare la sua ciurma di redattori. Oltretutto Libero è una bandiera. Sporcarla è un insulto anche per i nostri meravigliosi lettori, che non meritano di essere offesi. Allora confesso. Ho dato una mano ai nostri servizi segreti militari, il Sismi.

Ho passato loro delle notizie. Ne ho ricevute. Ho cercato contatti persino con i terroristi, mettendo a disposizione le mie conoscenze ma anche il mio corpaccione per salvare qualche vita, e difendere i nostri fratelli uomini. Ti assicuro, e metto in gioco la salvezza della mia anima: non ho scritto su Libero una sola riga che non coincidesse con i miei convincimenti.

In ogni articolo dove ho difeso la nostra intelligence di Stato (Stato=Italia) e i suoi atti contro il terrorismo, ero ioproprio- io. Bello o brutto, ma me stesso. Ho combattuto con i miei articoli - mai con invettive, ma sempre argomentando - chi da anni non perde una giornata senza provare a demolire la credibilità delle istituzioni. Lo ritengo pericoloso per i figli dei miei lettori. Ho usato tutto, secondo me dentro i confini della legalità, di certo seguendo una scelta morale trepidante ma molto salda. Sono retorico lo so. Mi sto costruendo un monumento, ma tanto mi hanno già buttato giù preventivamente. Se avessero messo in giro la voce che ero una fonte del Kgb, si sarebbe alzato un coro di garantismo. Stare dalla parte dei nostri, giocandosela, merita invece la fucilazione immediata.

C'è stata un'eccezione (oltre alla tua), quella di Giuliano Ferrara. Mi ha dedicato parole di amicizia e stima straordinarie, mi ha capito perfettamente. È giunto a offrirmi un posto di lavoro, che è il massimo. Io gli ho detto, grazie, ma ho già il mio. Se tu, Vittorio, mi tieni. Ma se non mi tieni tu, smetto. C'è anche altro da fare nella vita, anche se mi spiacerebbe non scrivere più sbattendomi qua e là. Perché è chiaro: se nei miei lettori, quelli che mi stimano, e tra coloro che lavorano con me, leggendo la mia firma, ogni volta sorgesse un dubbio sulla mia lealtà, bisogna menare le tolle. I campi hanno bisogno di braccia, ma mi arrangerei meglio in cucina. Giulianone amatissimo mi ha chiesto di non fare la verginella e di rivendicare con orgoglio quanto ho fatto: cioè aver scelto con tutto me stesso a schierarmi dalla parte dell'occidente e di chi opera per tutelarlo.

Confermo. Non muovo un passo indietro rispetto alla mia decisione. Ma io sono io. Non sono del livello di Ferrara o di Graham Greene, che se ne impippano di una deontologia professionale che vieta di essere giornalisti e attenti ai servizi. In guerra non solo si può, ma si deve, se c'è in ballo il bene grande della nostra discendenza e tradizione. D'accordo. Ma alla maniera di Andreotti mi fido della magistratura, e accetto con serenità la decisione dell'Ordine dei giornalisti. Peraltro essere accusati di combutta con il Sismi è un po' diverso dalla comunella con la camorra o con il vendersi ai traditori.

Intanto continuo a confessare: non ho depistato un bel niente, non ho fatto il giornalista per essere una spia ben mimetizzata. Però un errore di certo l'ho fatto. Ho coinvolto in questa mia avventura di cinquantenne, un magnifico cronista come Claudio Antonelli. Il suo lavoro non ha alcuna macchia, ha fatto il suo mestiere e basta. Io ho le spalle larghe e sono vecchio. Ma lui è giovane, non dovevo fargli rischiare così la reputazione, senza che nulla sapesse di Sismi e affini. Gli chiedo scusa. Non sapevo di esporlo a dei colpi alla schiena. Me beccatemi pure, lui no. Allo stesso modo mi scuso con i colleghi redattori se si sentono traditi. La vostra stima è importante, non per lavorare ancora, ma proprio per tirare avanti

In questa guerra mondiale non sono salito sull'elicottero per raccontare dall'alto come i terroristi islamici seminano il terrore tra le popolazioni più o meno cristiane. Ma ho cercato di fare di tutto e di più per difendere questo nostro Paese e la sua civiltà cattolica. E dopo questo autoelogio, forse mi merito ancora di più il licenziamento. Ma voglimi bene lo stesso, con tutti i miei peccati.

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domenica, marzo 18, 2007

Buona festa del papà: buona festa dell'Uomo

Domani sarà il 19 marzo: San Giuseppe, festa del papà. E' l'occasione buona per rifarsi vedere su questo blog che ho disertato per un po' di tempo. Motivi per intervenire ce ne sono stati tanti, non l'ho fatto. Vale forse la pena riassumere alcune considerazioni, magari leggendo prima questa significativa intervista a Claudio Risé, che in parte giustifica il titolo. Innanzi tutto mi sono dapprima spaventato, ma poi subito inorgoglito per la montante cattofobia (chiamiamola così, e non anticlericalismo, che forse un tempo aveva qualche nobiltà...) di cui sembra essersi ammalata la parte più logora e stantia dell'intellighenzia del nostro paese. Ero consapevole che queste minoranze che pretendono diritti e lamentano discriminazioni non fossero poi in grado di usare la stessa tolleranza, che vogliono sancita per legge, nei confronti di coloro che hanno la disgrazia (fortuna?) di non pensarla come loro. Ma mai mi sarei aspettato una levata di scudi di questa portata. Sono stati scomodati tutti: filosofi, vati, scienziati e psichiatri, maestri ed allievi, la letteratura intera, per non parlare dell'intero libro nero dei crimini della Cristianità... Odifreddi si è persino premurato di darci dei cretini... Invano. Anche gli scientifici sondaggi de La Repubblica di oggi svelano una straripante verità: il messaggio cristiano, quello del Cardinal Ruini, quello di Papa Ratzinger, lungi dall'apparire ingerenza, risplende per coerenza e forza e diventa punto di riferimento irrinunciabile per la maggioranza degli italiani. E chi se ne frega se siamo diversi dal resto della decrepita Europa. Ben venga un Italia diversa, capace di entusiarmarsi alle parole di profondo amore di un eccezionale ottantenne. Benedetto XVI dimostra più forza e carattere di qualsiasi politucolo o scrittorucolo di casa nostra. E poi anche questa storia dell'Europa lascia il tempo che trova. Proprio l'altro giorno su Avvenire si poteva leggere che in Francia c'è un pullulare di neo-convertiti tra scrittori e intellettuali. E' la nuova moda d'oltralpe. Quasi quasi mi spaventa di più quest'ondata fideista dei cugini francesi, del tremolante incespicare dei laicisti italiani.
Chiudo su San Giuseppe perché vale la pena ricordarlo prima della sua festa. Personaggio così paradossale e scomodo d'aver suscitato più di un ilare commento da parte degli scettici. Per me è un modello. Capace di interpretare la propria vocazione familiare fino alle conseguenze più spiacevoli e così forte da metterle in secondo piano di fronte al bene della propria moglie e del proprio figlio divino. Preghiamo affinché ci protegga, perché la sua voce, come mi è stato ricordato in questi giorni, è quella che Cristo ascolta più volentieri insieme a quella della Madonna.
Buon San Giuseppe

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