Sono sempre stato contrario ad una legge sul testamento biologico, anche se la sentenza su Eluana aveva messo in rilievo un vuoto legislativo, che i magistrati non vedevano l'ora di colmare... Comunque, grazie all'emendamento dell'Udc, le legge fa tornare la palla in mano agli unici che siano professionalmente deputati a prendere una decisione: i medici. Grazie all'Udc, quindi. Mi piace persino la nuova pubblicità...
Se Firenze ha voluto dare con una maggioranza ridicola la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, spero davvero che Torino dedichi una strada a questo straordinario esempio di padre: Lorenzo Bollati, un uomo che per liberare la figlia si è sacrificato fino a farsi ammazzare.
Carissima Fulvia, visto che sono la causa di tutto, provo a spiegare, perfettamente cosciente del fatto che probabilmente verrò frainteso. Premetto che, pur essendo cattolico romano praticante, esprimo solo e soltanto il mio pensiero (così come ha fatto la mia amica su FB) e non quello della Chiesa, il cui magistero, tra l'altro, non si è ancora espresso su questi argomenti in modo definitivo. Parto da una domanda provocatoria: in caso di incidente preferiresti che della tua vita decidesse un medico, magari consultandosi con la tua famiglia, oppure che la decisione fosse affidata ad una giovane che ha saltuariamente riflettuto sul tema della vita e della morte e che non ha alcuna preparazione medica? Il testamento biologico non è altro che questo: affidare la propria vita ad una persona inesperta che in un momento casuale della sua esistenza, magari spinta da legittimo furor autodeterministico, ha urlato: "uccidetemi!" e che per questo motivo ora non verrà rianimata (tu che sei esperta di telefilm, dovrai ricordare quante volte è successo in ER...). Ma lo stesso vale per me, che, nel caso, affiderò alla mia totale inesperienza un testamento biologico radicalmente prolife col rischio di essere trascinato nel più oscuro incubo dell'accanimento terapeutico. Preferirei che della mia vita decidesse responsabilmente il medico che valuterà le mie condizioni. Se sbaglierà non sarà altro che uno dei tanti "errori" che nascono dalle relazioni tra persone e che modificano, spesso per sempre, la vita di ciascuno di noi. Se ciò che ho detto è parso aver qualche logica, posso procedere a spiegare le affermazioni della mia amica, che faccio interamente mie. E' chiaro che siamo contro qualsiasi tipo di omicidio, ma è anche chiaro che siamo molto rispettosi della libertà di scelta (quella vera, non quella presunta) di ogni uomo. Perciò, se Beppino Englaro avesse avuto il coraggio di soffocare la figlia, come fa, con la giovane pugile, Clint Eastwood in Million Dollar Baby, avremmo rispettato la sua scelta (sbagliata) perché comportava un'assunzione di responsabilità. Quello contro cui ci battiamo è la delega allo Stato: pretendere che sia lo Stato a decidere (basandosi su di una nostra apparentemente libera dichiarazione) chi debba o no morire. Non sarebbe più giusto che questo fosse affidato, come è accaduto finora, alla libera scelta del medico, che dovrebbe avere una competenza maggiore della nostra? Togliere al medico questa responsabilità migliorerà la nostra vita o renderà ancora più meccanica l'esecuzione di terapie o procedure eutanasiche? Io mi auguro che ogni caso specifico venga esaminato da medici esperti che, con franchezza e senza ideologia valutino se valga la pena o meno continuare le terapie, consultandosi coi parenti e accettando le conseguenze delle proprie scelte. E davvero non credo che questa sia ipocrisia. cordialmente Andrea
“In queste questioni l’ipocrisia non è come si suol dire una manifestazione del vizio che rende omaggio alla virtù. E’ essa stessa virtù. E’ la virtù grazie alla quale si possono cercare empiricamente (al riparo dai riflettori) soluzioni atte a ridurre le sofferenze dei malati senza offendere la sensibilità e le credenze delle persone coinvolte"
E' vero che Panebianco prende le distanze da entrambe le posizioni, soprattutto dai loro aspetti più integralisti, ma la finezza con cui sostiene che in Italia la legge, spesso venerata come un feticcio, è uno strumento troppo rozzo per poter affrontare tante diverse e particolari situazioni, mi sembra veramente il punto di partenza per una serena discussione su ciò che è successo e soprattutto su ciò che succederà riguardo al tema della vita e della morte.
La logica dell'osservazione fatta in questo post su Crossroad è talmente limpida e stringente che le contestazioni oltre ad essere scontate sfiorano il ridicolo. Grazie a Slowhand
Un amico laico ha pubblicato su FB questa analisi dell'operato del nostro Premier apparsa sul blog Vibrisse. Ora, a parte i catastrofismi, che non condivido, il blogger arriva sostanzialmente alle stesse conclusioni cui sono arrivato io, ovvero che l'intervento del Governo, giunto con grande ritardo, si spiega non come un afflato etico, ma come uno strumento per ottenere un risultato politico. L'obbiettivo, a mio avviso, non era la svolta autoritaria sospettata da Vibrisse, ma piuttosto, come ho già scritto, quello di ridurre la Chiesa e il mondo cattolico a una setta di integralisti bisognosa dell'ombrello di Berlusconi e completamente invischiata col governo di centrodestra. Comunque sia, come riconosce anche Vibrisse, l'unico strumento per ottenere che Berlusconi non raggiungesse i suoi scopi era tenere in vita Eluana. Allora chiedo al mondo laico: perché avete permesso in maniera plebiscitaria che Eluana morisse? Siete masochisti o la decisione di far morire Eluana era più importante del consegnare il paese nelle mani di un presunto dittatore? Non siate ipocriti, è stato comodo essere complici del Governo, facendo finta di dissentire dal premier, perché pure voi lo sapevate che per Eluana non c'era più scampo e, in fondo, togliersi dai piedi quei noiosi rompiscatole dei cattolici era un'occasione troppo ghiotta. Obbiettivo raggiunto.
Inizialmente, sono rimasto di stucco (una reazione simile a quella di Stefano Lorenzetto su Il Giornale). Ma come? Giulio Andreotti si schiera a favore della soppressione di una vita? a favore del Presidente Napolitano che, in pratica sacrifica Eluana alla ragion di stato? Poi, passato il disappunto, ho riletto con attenzione l'intervista rilasciata a La Stampa e mi parso di intuire il motivo che ha spinto il Senatore a vita a quelle dichiarazioni. Forse è davvero lo stesso motivo che lo convinse a firmare nel 1978 la legge che introduceva l'aborto in Italia, ma oggi come allora vi ho intravisto la lungimiranza del politico di razza. "La battaglia è perduta!", sembra volerci dire il Senatore,"non c'è più tempo per salvare Eluana,la maggioranza degli italiani è a favore del padre Beppino, a favore di Napolitano, ma anche del testamento biologico e probabilmente dell'eutanasia, evitiamo il peggio!" E il peggio che il divo Giulio ci scongiura di evitare è quello di far risultare definitivamente il Papa, la Chiesa e la gran parte dei Cattolici come delle forze oscurantiste, reazionarie e antidemocratiche. Allora sì che i cattolici non verrebbero più ascoltati, ridotti a poco più di una setta di integralisti, bisognosi della protezione di Silvio Berlusconi, l'anarca etico, oggi improvvisamente trasformatosi nel paladino della vita e della libertà religiosa. Forse ha ragione, Senatore: tanta cagnara e poi non siamo nemmeno riusciti a salvarla quella povera ragazza, forse sarebbe stato meglio fare un passo indietro...
la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia. Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua volontà, né l'irreversibilità del suo stato vegetativo.
Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio.
Signor Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia, che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura, all'identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico.
Le chiediamo un intervento perché – di concerto con il Governo – sia data una moratoria alla sospensione dell'alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il Parlamento – nelle cui fila si è già appalesata un'ampia maggioranza in sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese – possa pronunciarsi su un'adeguata legge.
Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello.
Primi firmatari: Roberto Formigoni Giancarlo Cesana Francesco Cossiga Vittorio Feltri Mario Giordano Dino Boffo Giorgio Vittadini Maurizio Gasparri Fabrizio Cicchitto Rocco Buttiglione Paola Binetti Antonio Baldassarre
Visto che, a differenza di quanto successe con Welby, di Eluana non si riesce a vedere nemmeno una foto, Avvenire ha pensato di raccontare una giornata di Eluana illustrandola con dei disegni. Vale la pena: Se questa è una donna che va portata a morire.
Leggete con attenzione questo articolo. Cavalca l'onda dei sondaggi favorevoli all'eliminazione, per sentenza, di Eluana. Tuttavia, non si tratta di Repubblica, ma del Giornale fondato da Montanelli e oggi diretto da Mario Giordano. C'è tutto il peggio del laicismo, tra l'altro un po' cialtrone. Intanto, il giornalista dice che c'è una sentenza da rispettare, ma, mi chiedo, da quando in qua il Giornale si schiera a favore dei giudici? Da quando impedisce la legittima critica ad una sentenza emessa da quella stessa magistratura che, fino a ieri, era pregiudizialmente e culturalmente schierata contro il buon senso? E poi ancora il solito "consiglio" a starsene zitti. Ma come si può stare in silenzio di fronte a un omicidio? Il mio desiderio sarebbe quello di urlare: "No, non fatelo! lasciatela stare!", e se non potessi almeno scriverlo mi sentirei davvero un vigliacco. Chi oserebbe dire di star zitto a chi si oppone alla pena di morte? E oggi, grazie a Giuliano Ferrara, chi oserebbe chiederlo a chi è contro l'aborto? Ma tutto parte dalle foto. Beh, io vorrei vedere com'è Eluana oggi, vorrei poter provare pietà di lei, perché se lo merita, almeno quello, visto che tutto il resto, per sentenza, vogliono toglierlelo. Tutto si può vedere in TV tranne il dolore, la malattia, la morte, e perché? Chiudo questo sfogo, ennesima riflessione critica sull'opportunità del sostegno dato dai cattolici all'anarca etico, riportando l'incomprensibile ragionamento che sta al centro di tutto l'articolo:
Così si crea un precedente e di un caso unico si fa il primo di tanti altri che per forza di cose seguiranno... Lo dicono i sostenitori della sacralità della vita sempre e comunque, e non si accorgono, proprio loro che confidano nella bontà, nella generosità, nel senso di sacrificio dell’essere umano, di disegnare il fosco panorama di un’umanità che non aspetta altro che un segnale per far fuori l’anziano padre malato, la dolce madre handicappata, la cara compagna affetta da un male incurabile... Ma davvero siamo così, bestie feroci incapaci di sentimenti, cui solo la paura impedisce di pianificare la strage dei più deboli?
Se qualcuno mi spiega cosa significa, se qualcuno mi fa capire chi c'è oggi di più debole e indifeso di Eluana, che ci apprestiamo ad eliminare, allora ritiro tutto quello che ho scritto.
Nella foto Terri Schiavo, almeno le sue foto le abbiamo potute vedere.
Tanti anni fa, 30 suppergiù, passai intere serate con quest'amico qui, a discutere del referendum sull'aborto. Noi non avremmo votato, perché troppo piccoli, ma ovunque non si parlava d'altro e le nostre opposte posizioni (come si dice oggi, lui prolife e io decisamente prochoice) si scontravano a suon d'esempi strappalacrime. C'era un argomento però che, quando lo tiravo fuori, mi permetteva di zittirlo almeno per qualche istante, gli dicevo: "se non volete farlo non fatelo, ma lasciate agli altri la libertà di scelta...". Sono passati trent'anni e io ho cambiato idea (anche il mio amico un po', ma non sull'aborto), oggi sono contento di non aver avuto l'età per votare quel referendum. Ciò che ho visto in questi anni non è stata la vittoria della libertà di scelta, ma il trionfo dell'egoismo e dei principi eugenetici. Chi ha gravidanze dopo i 30 anni si sente spesso proporre da parte dei ginecologi, il tri-test o peggio ancora l'amniocentesi, esame invasivo usato solo per eliminare figli malati. Ti dicono di farlo, senza nemmeno chiederti se sei pro o contro l'aborto... se un figlio malato te lo terresti... è come l'esame delle urine... La battaglia elettorale condotta da Ferrara si scagliava con forza contro questa cultura di morte. Pagine e pagine di strazianti esperienze di aborto sono state pubblicate, ma non è servito e ci si è limitati a sbeffeggiare il personaggio senza approfondire l'iniziativa. Non parliamo poi del divorzio, considerato una delle più moderne conquiste della nostra civiltà. Ultimamente è uscito un libro interessante su questo tema, La fabbrica dei divorzi, l'ha scritto un avvocato di Bologna, Massimiliano Fiorin, ed il quadro che ne esce fa rabbrividire, ma non se ne sente nemmeno parlare. Basterebbe guardare un video come questo, per porsi qualche dubbio sulla reale efficacia di queste "conquiste":
Oggi tocca a Eluana, che presto sarà eliminata. Il suo caso avrebbe dovuto chiudersi pietosamente fra le mura di una casa o di un ospedale, senza clamore. Invece, ci hanno costretto a prendere una posizione e chi la voleva viva è stato come al solito etichettato come un bacchettone, papalino, integralista e senza cervello, mentre dall'altra stava il fascino del nuovo possibile diritto da acquisire. Un nuovo diritto che permetterà finalmente di uccidere i propri figli legalmente anche fuori dell'utero materno. Io faccio fatica a non sentirmi frustrato da un mondo così. Faccio ancora più fatica a spiegarlo agli altri, perché ricordo come sia stato difficile sganciarmi dalla logica perversa dell'autodeterminazione. Un mito falso che sta stritolando la nostra umanità.
Questo post nasce da questa riflessione di Fulvia Leopardi e dalla risposta che ho dato ai commenti di Susanna leggibile sul suo blog. Grazie ad entrambe anche se non sono d'accordo con me.
PS: trascrivo dal Foglio di domenica questa lettera e la risposta di Ferrara. Lucetta Scaraffia sull'Osservatore Romano ha posto un quesito lecito sulla capacità dei cattolici di convincere chi cattolico non è, sulla bontà dei nostri principi. E' una domanda che mi pongo anch'io, ma non sono certo che sia necessario rispondere, perché non credo che sia compito del cristiano persuadere gli altri, ma semmai favorire il personale cammino verso la verità. Giusta anche la sottolineatura di Ferrara sull'insulsaggine laica che ha fatto dell'eliminazione di Eluana una battaglia contro chissà quali diritti negati. Speriamo di avere la forza di continuare a parlarne, anche se l'intimazione a tacere è un altro dei classici commenti che accompagnano queste discussioni.
Al direttore - Per la penna di Lucetta Scaraffia, dalle colonne dell'Osservatore Romano, si leva una voce cattolica coerente ma anche pensosa e misurata, non sentenziosa e crudele. Una voce che si distingue da quelle gridate che proclamano un'etica eroica... caricata da altri. Una voce decisamente diversa da quella di tanti politici cui preme posizionarsi su un fronte o sull'altro, senza l'eco di una partecipazione al dramma. Una voce che finalmente pone ai cristiani una domanda spigolosa ma giusta: perché la loro opinione, pur così sonora nei media, difetta di capacità persuasiva? Franco Monaco Gentile Monaco, noi facciamo quel che sappiamo e vogliamo, cioè battaglia di idee e non baccano oltre il perimetro di una storia che ormai è solo privata. Ma scriva una buona volta a Repubblica e all'Unità, e dica loro di smetterla di traformare la morte di quella ragazza, per sentenza, in una festa di liberazione dell'umanità.
E' vero. Leggendo l'editoriale di Giuliano Ferrara "Una legge impossibile per Eluana Englaro" è evidente la consapevolezza dell'impossibilità di un dialogo tra due concezioni del mondo così contrastanti. Da una parte chi ritiene sacra e inviolabile la vita, qualunque vita, dal concepimento alla morte naturale, dall'altra chi non fa un passo indietro dall'idea di poter disporre a piacere non solo della vita propria ma anche di quella di chi è più debole e indifeso, considerandolo un diritto inalienabile. Pur ammettendo la buona fede reciproca, è chiaro che le posizioni sono inconciliabili. E' per questo che la proposta del direttore del Foglio appare assai ragionevole, anche se al suo interno nasconde la riproposizione del conflitto. "Nessun malato o portatore di handicap può essere soppresso finché qualcuno nel mondo sia pronto a darsi per la sua amorevole cura.", questa la legge che propone Ferrara. Comporterebbe un'assunzione di responsabilità per i prolifer, mentre permetterebbe ai prochoice di non preoccuparsi delle conseguenze di una nascita indesiderata o di un handicap o di una malattia: bimbo, handicappato, malato sarebbero sempre accolti amorevolmente. Tuttavia, nessun prolifer sarebbe contento di vivere in una società che lega la sopravvivenza all'altruismo, senza sancire un principio generale di inviolabilità della vita, dall'altra nessun prochoice sarebbe contento di vivere in una società che viola suoi presunti diritti e affida il destino della vita alla pietà e alla solidarietà. No probabilmente neppure questa legge sarebbe sufficiente a sanare il conflitto.
Davanti al Duomo non l'ho portata, ma almeno qui, anche se solo in foto, la mia bottiglia per Eluana non voglio farla mancare. Per lei anche le mie preghiere.
Come previsto, le critiche, aspre, alla Chiesa non si sono fatte attendere. Non mi è parso di leggere da nessuna parte, però, un'analisi del perché la Chiesa sia così contraria a quello che per la maggioranza delle persone è solo un umano atto di pietà. Forse si dà per scontato che le gerarchie ecclesiastiche siano ritenute dai più una combriccola di pazzi, un manipolo di persone crudeli e disumane. Oppure che faccia tutto parte del complotto che la Chiesa sta tramando da secoli per dominare il mondo. Sta di fatto che nessuno ha cercato di spiegare quale sia il losco interesse che spinge la Chiesa ad accanirsi nella difesa della vita, soprattutto quella di chi non è più (o non è ancora) in grado di occuparsi da solo di se stesso. Io, però, sono convinto che se si provasse a fare un piccolo sforzo, liberandosi dai pregiudizi, se si concedesse alla Chiesa di non agire per un bieco interesse umano, né per bramosia di potere, né per controllare le coscienze di quei citrulli dei credenti, se si provasse a ipotizzare che ciò che preoccupa la Chiesa potrebbe essere importante per tutti, allora, non si faticherebbe a comprendere quali abomini si nascondano dietro questi presunti atti di pietà. Quanto lacerante sia il danno che provocano decisioni come quella presa sulla vita di Eluana. Verso quale baratro ci accompagnino le accorate, giustificabili, comprensibili parole del padre, travolto da un dolore inimmaginabile, ma proprio per questo inadatto al compito che tutti, pietosamente, ritengono sia un suo diritto: decidere per la vita di sua figlia. E' una riflessione complessa, e merita tempo e silenzio. Ma è indispensabile avere dei dubbi, senza immedesimarsi nel corpo inerte di Eluana, senza continuare a pensare se al suo posto ci fossimo noi, perché ciò di cui si parla oggi non vale solo per il suo caso, vale per tutti i casi in cui ci siano persone che non riescono ad alimentarsi ed idratarsi da sole, e non c'è giudice, né legislatore, su questa terra, che possa tracciare con sicurezza i confini al di là dei quali una vita non è più da considerarsi degna di essere vissuta.
E adesso sarà tutto un fiorire di polemiche contro la Chiesa che "obbliga" a restare in vita anche chi è ridotto ad un vegetale. Però, se ci si fermasse un momento a pensare se sia giusto che la società faccia morire di fame e di sete chi non riesce più a mangiare e bere da solo...