giovedì, luglio 10, 2008

Ancora su Eluana, la Chiesa e l'eutanasia

Come previsto, le critiche, aspre, alla Chiesa non si sono fatte attendere. Non mi è parso di leggere da nessuna parte, però, un'analisi del perché la Chiesa sia così contraria a quello che per la maggioranza delle persone è solo un umano atto di pietà. Forse si dà per scontato che le gerarchie ecclesiastiche siano ritenute dai più una combriccola di pazzi, un manipolo di persone crudeli e disumane. Oppure che faccia tutto parte del complotto che la Chiesa sta tramando da secoli per dominare il mondo. Sta di fatto che nessuno ha cercato di spiegare quale sia il losco interesse che spinge la Chiesa ad accanirsi nella difesa della vita, soprattutto quella di chi non è più (o non è ancora) in grado di occuparsi da solo di se stesso. Io, però, sono convinto che se si provasse a fare un piccolo sforzo, liberandosi dai pregiudizi, se si concedesse alla Chiesa di non agire per un bieco interesse umano, né per bramosia di potere, né per controllare le coscienze di quei citrulli dei credenti, se si provasse a ipotizzare che ciò che preoccupa la Chiesa potrebbe essere importante per tutti, allora, non si faticherebbe a comprendere quali abomini si nascondano dietro questi presunti atti di pietà. Quanto lacerante sia il danno che provocano decisioni come quella presa sulla vita di Eluana. Verso quale baratro ci accompagnino le accorate, giustificabili, comprensibili parole del padre, travolto da un dolore inimmaginabile, ma proprio per questo inadatto al compito che tutti, pietosamente, ritengono sia un suo diritto: decidere per la vita di sua figlia. E' una riflessione complessa, e merita tempo e silenzio. Ma è indispensabile avere dei dubbi, senza immedesimarsi nel corpo inerte di Eluana, senza continuare a pensare se al suo posto ci fossimo noi, perché ciò di cui si parla oggi non vale solo per il suo caso, vale per tutti i casi in cui ci siano persone che non riescono ad alimentarsi ed idratarsi da sole, e non c'è giudice, né legislatore, su questa terra, che possa tracciare con sicurezza i confini al di là dei quali una vita non è più da considerarsi degna di essere vissuta.

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9 Commenti:

Blogger kyra l'elfo ha detto...

L'argomento e' molto complesso, ma nel caso specifico credo che un coma irreversibile durato 16 anni dia il permesso di pensare che Eluana sia morta. Se ha vissuto solo attaccata ad una macchina che la alimenta e contnuamente sotto controllo medico per possibili complicazioni, non so se si puo' considerare vita, non c'e' alcun segno di coscienza, non c'e' un possibile risvelgio... non so, mi pare accanimento terapeutico, cosa a cui e' contraria anche la Chiesa. Per questo forse ci sono state aspre polemiche, perche' sarebbe stato preferibile un atteggiamento piu' pacato e meditativo da parte della gerachia, non urlare subito all'eutanasia.

10/7/08 16:39  
Blogger Piergiobbe ha detto...

Non è "attaccata ad una macchina" ma viene solo alimentata ed idratata con un sondino. Morirà di fame e di sete come Terry Schiavo (agonia durata 13 giorni!). Comunque dopo le porcherie che hai scritto sul tuo blog non sei più un commentatore affidabile...

10/7/08 17:07  
Anonymous Anonimo ha detto...

tu pensi che il padre di Eluana prenda una decisione così a cuor leggero? Tu pensi che se ci fosse anche solo una minima speranza, non continuerebbe a fare quello che ha fatto per 16 anni? io penso di sì; e penso anche che una vita in cui non senti, né parli, né ...niente! non sia vita. vivere è emozionare, sentire, fare esperienze...vivere, insomma!

11/7/08 09:05  
Anonymous Anonimo ha detto...

I dubbi credo li abbia avuti, e tanti, anche il padre. Ma il problema delle "aspre critiche alla Chiesa" non riguarda la posizione di fondo anti eutanasia (mi sembra ovvio che sia e resti tale), è la delicatezza da carrarmato con cui ci affronta il problema, senza rispettare l'altrui dolore.
A prescindere dalle valutazioni morali, è un fatto di educazione, (non solo da parte della Chiesa, anche qualche politico ci si è messo con adeguato garbo).
Peraltro, se si pensasse a una legge seria, nel merito, forse qualche dubbio verrebbe dissipato. «se si provasse a fare un piccolo sforzo, liberandosi dai pregiudizi» concordo, assolutamente, ma nel concreto il fine qual è?

11/7/08 09:31  
Blogger etendard ha detto...

A nessuno piace soffrire, ovvio, ma se la sofferenza esiste e ci tocca dobbiamo guardarla in faccia e darle un senso. Chissà che voleva dire Gesù nel Getsemani quando pregò: "Padre, allontana da me questo calice, ma sia fatta la Tua, non la mia volontà"!
Dato il suo stato comatoso, Eluana non soffre. La sua condizione di totale dipendenza dall'aiuto di chi la circonda equivale ad una testimonianza (non cercata) di estrema umiltà. Possiamo accogliere o respingere questa testimonianza. Suo malgrado, Eluana incarna lo spirito più vero dell'essere cristiani. Ucciderla significherebbe continuare ad assecondare la ribellione umana di fronte al dolore e girare la testa rispetto al modello di umanità propostoci da Gesù Cristo.
Credo che in questa, come in vicende simili, occorrerebbe aiutare il padre (e i parenti). Occorre aiutarlo, per quanto possibile, ad accettare il dolore derivante dalla situazione in cui versa la figlia. Di fronte a due suoi membri in difficoltà, una società ha il compito di solidarizzare e proteggere, non di "eliminare" il problema alla radice.

11/7/08 12:08  
Blogger Todomodo ha detto...

etendard, ecco, la tua interpretazione della vicenda mi piace molto. E mi sarebbe piaciuto trovarla espressa anche nelle parole di chi è intervenuto pubblicamente. Peraltro, è esattamente questo il compito della Chiesa.
Il problema è che non c'è una legge e non c'è una scelta, al momento. Se si riuscisse a ricostruire il tessuto sociale che permette di "solidarizzare e proteggere" (e questo richiede anche un intervento politico, ma laico), credo che situazioni del genere sarebbero più gestibili.

11/7/08 16:17  
Blogger Piergiobbe ha detto...

A Fulvia: non credo che il padre sia la persona più adatta per prendere una decisione. Come ho letto sul Foglio in questi giorni la sua non sarebbe una "scelta d'amore" ma solo una "scelta d'estremo dolore". Su cosa poi sia la vita e quale valore abbia, credo che ognuno di noi abbia la propria idea, ma proprio per questo nessuno ha il diritto di decidere chi sia degno o non degno di vivere. E' stato un piacere conversare con te.
A todomodo: non credo sia un problema di stile, né di educazione. La Chiesa, come può e riesce, cerca di far capire che il problema non si risolve ammazzando chi non sembra avere piena coscienza, ma piuttosto aiutando economicamente e umanamente le persone che sono coinvolte in questi drammi.
A Etendard: grazie amico, è sempre un piacere ricevere i tuoi commenti.

13/7/08 21:21  
Anonymous Anonimo ha detto...

GIU' LE MANI DALL'HOSPICE!
La sentenza che ha dato il nulla osta a lasciare morire di disidratazione e denutrizione Eluana Englaro, comunque vada a finire questa vicenda, instilla nella gente un'idea deformata delle Cure palliative in hospice. Quest'ultimo appare come il luogo della "dolce morte" o, peggio, dove "portare la gente a morire bene". Tutto ciò in un'epoca storica in cui, in Italia, le Cure palliative stentano ancora ad essere comprese in modo corretto e a diffondersi su tutto il territorio nazionale. Negli USA
(e non solo!) è nota la posizione della lobby pro-eutanasia che punta all'hospice come luogo della "dolce morte". Una lobby che ha colto molto bene e cavalca le tendenze culturali individualistiche, utilitaristiche e relativiste e soprattutto le "paure" del mondo postmoderno, tanto che da tempo non parla più di "eutanasia", ma di diritto,
di libertà e autonomia di scelta su: quando, dove, come morire, non appena la vita fosse considerata non più degna di essere vissuta. In assenza di cliniche o "case" ad hoc per la dolce morte, si cerca di eleggere l'hospice come il luogo migliore per attuare intenti eutanasici. Non c'è bisogno di modificare le leggi o scavalcare i principi alla base delle Cure palliative (troppi anni occorrerebbero). Basta entrare in hospice già "in fase terminale" accertata e il gioco è fatto. Basta entare in hospice in stato vegetativo permanente e col sondino naso gastrico staccato ed ecco avviata la fase terminale. Ma si dà il caso che il ricorso all'idratazione e all'alimentazione "forzate" sia ancora motivo di dibattito nelle stesse Cure palliative quando (e non "se"!!!) considerarle futili o un atto assistenziale dovuto (e fino ad oggi anche scientificamente provato) per assicurare, in fase terminale, sollievo dalla sofferenza e una morte degna di un essere umano. Nelle Cure palliative (applicate a domicilio o in hospice) si valuta persona per persona sul modo migliore per alleviare la sofferenza, si valuta giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, e quindi non una volta e per sempre in fase di pre-accettazione. E' bene che la gente sappia che l'hospice è una struttura sanitaria (solo in casi particolari alternativa al domicilio), in cui la persona che ha una malattia in fase terminale riceve tutte le cure psicologiche, mediche, infermieristiche, religiose...) tese a:
"- affermare la vita e considerare il morire come evento naturale;
- non accelerare né ritardare la morte;
- provvedere al sollievo del dolore e degli altri sintomi;
- integrare gli aspetti psicologici, sociali e spirituali dell’assistenza;
- offrire un sistema di supporto per aiutare i pazienti a vivere il più attivamente possibile fino alla morte;
- offrire un sistema di supporto per aiutare la famiglia durante la malattia e il lutto" (Organizzazione Mondiale della Sanità).
E' di oggi (16 luglio)un'intervista al quotidiano L'Avvenire di Marco Maltoni,
direttore del reparto di Cure palliative di Forlì; il dott. Maltoni ha affermato che:
«Questa sentenza ha dettagli crudeli e paradossali, con tentazioni eutanasiche»", parole che risuonano in me come un grido di allerta e mi appassionano nella difesa e cura della vita dall'inizio alla fine naturale.

16/7/08 18:12  
Blogger Piergiobbe ha detto...

Grazie Vito per il tuo commento. L'Hospice come lo descrivi tu sembra una struttura di grande umanità, speriamo non la trasformino in qualcosa di diverso...

16/7/08 21:30  

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