giovedì, giugno 01, 2006

Riunione di lavoro

Sono reduce da una riunione di lavoro, durata alcuni giorni. Come mio solito, non sono riuscito a far trascorre in pace queste giornate, e, tra un incontro e l'altro, mi sono esibito in alcune accese discussioni coi colleghi su temi che mi stanno a cuore. Il mio modo di discutere è universalmente non apprezzato, perché non ho pazienza, mi infervoro subito e subisco anche visibili trasformazioni fisiche: dicono che divento rosso e che spalanco gli occhi con fare minaccioso...
Io mi giustifico dicendo che non riesco a non farmi trascinare, soprattutto quando gli argomenti trattati mi coinvolgono profondamente.
Comunque, uno degli argomenti, fonte di discussione, è stato valutare quanta importanza potesse avere la Bibbia per la nostra Fede. Non mi addentro nella descrizione della discussione, anche perché non sarei obiettivo. Tuttavia, visto che c'è stata un'appendice anche via mail, riporto ciò che ho scritto: "Caro G., scusa se ti disturbo ancora con le mie farneticazioni :-), ma ho trovato in rete questa testimonianza di un prete cattolico convertitosi al protestantesimo e, visto che mi sembra spiegare meglio di ogni mia parola i timori che cercavo di manifestarti, te la spedisco. Se ne hai voglia leggila:Bereanbeacon."
Nella risposta, molto cortese, il collega mi invitava a considerare l'importanza della Bibbia anche attraverso la meditazione di ciò che è scritto nel Compendio del Catechismo, 18: "Perché la Sacra Scrittura insegna la verità? Perché Dio stesso è l'autore della Sacra Scrittura: essa è perciò detta ispirata e insegna senza errore quelle verità, che sono necessarie alla nostra salvezza. Lo Spirito Santo ha infatti ispirato gli autori umani, i quali hanno scritto ciò che Egli ha voluto insegnarci. La Fede Cristiana, tuttavia, non è "una religione del Libro", ma della Parola di Dio, che non è "una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente" (San Bernardo di Chiaravalle)".
Visto che la penso proprio così, ho risposto: "... non ho mai detto che per la Chiesa Cattolica la Bibbia, ma soprattutto il Vangelo, non siano importanti. Avevo solo detto che, a differenza di Islamici, Ebrei e Protestanti, per noi al centro della Fede non c'è il Libro, ma Cristo, ovvero il Verbo incarnato, morto e risorto per noi, celebrato nell'Eucarestia. Un fatto non una serie di parole. Se dicevi questo anche tu siamo in perfetta sintonia. Per molti Cattolici oggi il rischio è proprio quello della "deriva biblista", a tal punto che non ci si sente degni di credere se non si sia letta tutta la Bibbia, non si sia fatto almeno un corso di Ebraico per conoscere i testi sacri originali, non si siano studiati per filo e per segno tutti i contesti storici, psicologici, sociologici, riguardanti Gesù e la Palestina del suo tempo....
Sono proprio i laici atei (e purtroppo alcuni teologi) a spingerci verso questa falsa "acculturazione biblica" (vedi ad esempio Erri De Luca che non fa altro che tradurre libri biblici) nella (per quel che mi riguarda, vana) speranza di spingerci ad un approccio personale, intimo, relativo, claustrale della nostra Fede. La Chiesa Cattolica punta invece all'Universale, al valido per tutti, a una Fede comunitaria, condivisa, forte e non solitaria e vulnerabile. Per quest'ultimo tipo di Fede, tra i Cristiani, bastano i Protestanti, i testimoni di Geova e tutte le altre sette, che interpretano la Bibbia a loro piacimento e non fanno altro che frantumarsi o moltiplicarsi. Noi restiamo uniti nella Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica, provvidenziale tramite tra noi e il divino
."
Ma forse è meglio che alle riunioni io la smetta di discutere...

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venerdì, ottobre 07, 2005

Diario: nel Duomo di Modena


Sono a casa. Mia figlia piccola non si è ancora ripresa del tutto e posso stare con lei perché il giro di ottobre è ancora da preparare.
Stamattina scoprire di aver ricevuto il primo, vero commento ad un mio post (da parte dell'unico che legge il mio blog) mi ha sorpreso. Ma come, Claude? tutte le mie dissertazioni sui "massimi sistemi" non ti avevano smosso e adesso che scrivo dei piccoli episodi della mia vita quotidiana, mi fai i complimenti? Sono commosso.
Ieri non ce l'ho fatta a scrivere, perché la giornata è stata impegnativa (più di 500 km), e la sera sono andato al solito appuntamento del giovedì con gli amici.
Devo comunque annotare il fatto che mia sorella ha seguito un mio consiglio e mi ha telefonato per farmi sapere che le aveva fatto bene, che "un bagno di umiltà" di tanto in tanto purifica.
Ieri sono stato a Modena e avevo un intervallo di circa un'ora tra due appuntamenti, ho cercato di anticipare il secondo, ma non è stato possibile. Sono andato in Chiesa, nel Duomo, che è bellissimo. C'era un gran vociare: una gita, ma in fondo non era così fastidioso sentire i bambini che ridacchiavano e poi se ne sono andati. Il Santissimo è in una cappella della cripta, sotto l'altar maggiore, non ero il solo lì a pregare. Poi ho anche pensato se fosse giusto essere lì solo perché avevo un buco e non sapevo come riempirlo. E' come quando ti telefono, Claude: mi vieni in mente perché sono bloccato in fila sull'A1. Ti chiamo, certe volte ti rompo pure le scatole, ma in fondo, credo ti faccia piacere sentirmi, scambiare qualche informazione sulle famiglie, sapere come stanno le mie figlie e raccontarmi della tua. Ho fatto così anche lì.

PS: Veramente a me del Duomo piaceva molto questa foto (http://www.flickr.com/photos/annalisa/39858487/in/pool-52240278816@N01) ma non credo di poterla pubblicare... perciò chi vuole può andarsela a vedere da solo.

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mercoledì, ottobre 05, 2005

Diario: primo giorno

L'anno scorso, prima di Natale, mi presento da un cliente, col quale solitamente si chiacchiera del più e del meno in tranquillità. Faccio qualche banale apprezzamento sulla situazione del mercato, dimenticando che nei pressi del suo negozio hanno aperto due megastore che sicuramente mineranno i suoi incassi. Non mi accorgo che gli apprezzamenti non sono condivisi. Andiamo al bar e prendiamo, come talvolta capita, due frizzantini. Quando vado per pagare, il barista, che non brilla per simpatia, fa una battuta sul fatto che il mio cliente si fa pagare da bere... Rientrati nel negozio la discussione si scalda. Il cliente comincia a farmi notare con insistenza che le mie frasi precedenti erano state fuori luogo. Rispondo. Sfioriamo la lite verbale e il cliente mi chiede di andarmene. Mi riprometto di non passarci mai più. Il passare dei mesi allenta la tensione. Capita l'occasione di proporgli un prodotto che può interessargli e riprendiamo a dialogare ma con un po' di freddezza. Finalmente oggi, dopo 10-11 mesi, siamo tornati al bar a berci un frizzantino. Sembra che tutto sia passato e ne sono contento. Questo lavoro che mi costringe a tornare sui miei passi, a rivedere persone con cui ho avuto diverbi, mi fa crescere. In più ho davvero cercato di ascoltarlo, frenando la mia ansia di dire, anche interrompendo l'interlocutore.
Giornata positiva.

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